La menzogna ha tante facce: quella privata (Un’amante??? Ma no cara, non è quello che sembra), quella pubblica (le campagne elettorali in ogni angolo del globo) e quella business.
Il Financial Times, con un articolo impietoso, definisce le categorie di rot, cioè stupidaggini, dette in momenti più o meno imbarazzanti da un superiore a un inferiore. E di sicuro in quei momenti nessuno pagherebbe per essere nei panni del povero dipendente.
LE UTILI - «Con grande rammarico annunciamo che il tale lascerà la nostra società, di comune accordo, entro aprile. È stato un collega eccezionale e ha dato un grande contributo alla vita dell’azienda. Sono sicuro che vi unirete a me nell’augurargli la migliore fortuna…». "Rammarico" significa sollievo, "di comune accordo" significa che il tale è stato brutalmente licenziato ma né lui né l’azienda dirà una parola su questo stendendo il famoso "velo pietoso", "sono sicuro che vi unirete a me" significa "non so cosa stiate pensando (e non mi interessa) ma qui comando io e quindi ve lo dico io qual è la vostra posizione su questa faccenda". Si tratta di una serie spropositata di scempiaggini, ma che hanno il solo scopo di rendere meno brutale l’addio. Quindi, vanno perdonate.
LE GENTILI – "Lo terrò a mente" vuol dire senza il minimo dubbio "ho la ferma intenzione di ignorare completamente tutto ciò che hai detto". La fatidica domanda "Che tipo di ragionamento c’è dietro la tua idea?" corrisponde esattamente a "eri drogato quando hai partorito una tale idiozia?". Ci sono poi una serie di frasi buone per tutte le stagioni: "Capisco quello che dici" (non sono per niente d’accordo), "mi mancherà il piacere di lavorare con persone così geniali" (non vedo l’ora di uscirne).
FALSE E CORTESI - Una lettera che si conclude con "le auguriamo i migliori successi nella sua futura carriera" non può che significare "guardati bene dall’insozzare di nuovo il pavimento del nostro ingresso". Quarto gruppo, le bugie che creano false aspettative, come "ti darò una risposta su questo" (voglio dimenticarmene quanto prima), "dirò poche parole" (parlerò almeno un’ora), "non farò un discorso" (farò un discorso, ma non l’ho preparato).
FUORVIANTI – "Il 2008 sarà un anno di consolidamento" (i risultati saranno di sicuro peggiori di quelli del 2007). Premessa: chi ne capisce di finanza e lavora nel settore riesce a cogliere il messaggio tra le righe.
CINICHE – "E’ molto importante per noi che lei ci abbia contattati…", "il cliente ha sempre ragione…", "siamo spiacenti per qualunque inconveniente possiamo averle causato". Tutte frasi il cui suono fa bene (al marketing delle aziende, non certo alle orecchie di chi le ascolta che rischia di sentirsi un po’ preso per i fondelli).
PROBLEMATICHE - Le frasi che, nella loro stupidità, hanno però il potere di creare una montagna di problemi nell’immediato futuro. "Facciamo un pranzo insieme i prossimi giorni" si dice con nonchalance: ma quando l’interlocutore comincia a scorrere l’agenda per trovare il giorno giusto che si fa?
AGGIORNAMENTO 11/06/08
“Non capita spesso di vedere facce così giovani in queste sale”
(Mario Draghi, governatore di Bankitalia, parlando a un gruppo di liceali)
voleva dire
“Ci sono ancora un centinaio di dirigenti della Banca d’Italia che sono di troppo”.
















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