1 0 Archivio Tag: Andiamo al cinema
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Bonjour, tristesse…

 

1933. Grande depressione. Un impresario di Broadway fallito, Chester Kent, insieme alla sua fidanzata Narcissa, torna nella sua Winnipeg, proprio quando, nel tentativo di arricchirsi, la baronessa produttrice di birra Lady Port-Huntly indice un concorso canoro per attirare in città il maggior numero di forestieri. Il tema scelto per le opere è la tristezza. Per conquistare il primo premio di ben 25.000 dollari, da tutto il paese accorrono cantanti intenzionati a far ascoltare La canzone più triste del mondo.

Chester, un tempo amante della baronessa e testimone dell’incidente che l’ha privata delle gambe, deve scontrarsi fra gli altri col proprio padre, Fyodor Kent, ex chirurgo ed ex alcolizzato da sempre innamorato della bella Lady Helen e col fratello Roderick Kent, espatriato in Serbia dove ha conosciuto il calore di una moglie e l’affetto di un figlio, salvo poi perdere l’uno e l’altro. I vecchi ricordi di famiglia riemergono, insieme alle fobie, alle durezze e alle ambizioni frustrate.

Il bianco e nero vintage e l’audio "invecchiato" ci portano surrealmente ai tempi del primo cinema sonoro, ma i dialoghi sono soft-core, con una vena ironica e stuzzicante.

Dietro una robusta parvenza ostica, si nasconde una commedia semi-musicale gustosa, divertente e colta, elegante e onirica.

Un’idea da contest:

Oggi, in una gara così, chi vincerebbe???

La canzone più triste del mondo (The Saddest Music in the World)
Un film di Guy Maddin. Con Mark McKinney, Isabella Rossellini, Maria de Medeiros, David Fox, Ross McMillan. Genere Musicale, colore 99 minuti. – Produzione Canada 2003. – Distribuzione Fandango – [Uscita nelle sale venerdì 18 luglio 2008]

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Grido il dolore di ogni uomo…

 

"cerco una speranza che m’illumini,
cerco una strada oltre il buio,
mentre mi perdo in questa notte,
mentro smarrito cerco l’alba e grido al cielo,
grido il dolore d’ogni uomo,
la vita che dolore dentro me"

Per prima cosa, perdonatemi l’uso e l’abuso di aggettivi superlativi, ma credetemi che non c’è nient’altro da usare per definire quanto ho avuto il privilegio di vedere domenica 2 giugno.

Il PalaPentimele di Reggio Calabria – unica tappa meridionale della tournée – saluta con quindici minuti di standing ovation il cast del kolossal teatrale “La Divina Commedia L’Opera”. Sul palco a ricevere il lungo e meritato abbraccio, insieme Dante – Vittorio Matteucci, già protagonista di Notre Dame de Paris, 23 cantanti, 20 ballerini e 10 acrobati e tutti i tecnici che hanno lavorato nella produzione ed organizzazione dell’evento.
Un successo inimmaginabile ha premiato così uno spettacolo davvero sensazionale firmato da autentiche stelle dello spettacolo e del cinema, prodotto dalla NOVA ARS Musica Arte Cultura e ideato e composto dal Maestro Marco Frisina, su libretto di Gianmario Pagano
L’Opera ha ricevuto a Reggio il "Premio Miglior Spettacolo dell’Anno" della rassegna "Fatti di Musica 2008" di Ruggero Pegna, che ha assegnato il "Riccio d´Argento" del celebre orafo Gerardo Sacco, oscar italiano dello spettacolo dal vivo, a Mons. Marco Frisina per le composizioni ed al pluripremiato Carlo Rambaldi per la progettazione delle creature fantastiche: Lucifero, il Grifone e le Furie.

 

"Una miscela di spettacolo, musica, cultura, spiritualità, in cui le emozioni della Divina Commedia vengono trasmesse in modo unico e nuovo ad un numerosissimo pubblico di tutte le età. Un autentico kolossal teatrale e musicale, con super effetti speciali, centinaia di costumi, favolose proiezioni ed uno straordinario cast. Un’imperdibile occasione per vivere il viaggio di Dante in circa tre ore di appassionante e coinvolgente spettacolo. La Divina Commedia di Marco Frisina è certamente il miglior spettacolo dell’anno ed uno dei più belli di sempre."

Magnificente l’imponente scenografia virtuale creata da Paolo Miccichè, il maggior esperto internazionale di proiezioni dall’effetto tridimensionale; essenziale ed evocante il gigantesco cerchio di acciaio e materiali speciali dal diametro di diciotto metri di Antonio Mastromattei che ha curato l´impianto scenico; bellissimi i 600 costumi di Alberto Spiazzi.Per la prima volta è andata in scena la più famosa opera della letteratura italiana con un linguaggio suggestivo e rivolto al grande pubblico.

In due atti, dalle 21,15 a qualche minuto dopo mezzanotte, armonie potenti e dolci, sorprendenti coreografie e acrobazie immerse tra immagini straordinarie e suggestive che proiettano in un mondo fantastico, ti prendono al tal punto da farti attraversare con Dante e Virgilio l’Inferno e il Purgatorio, trasalire all’apparizione di Caronte e degli occhi di brace dei demoni, commuoverti al disperato canto di Francesca, intristirti sulla disperazione del Conte Ugolino, riflettere sull’orgoglio d’Ulisse che rivendica la necessità della conoscenza e sull’appassionato omaggio alla Poesia, spaventarti dalla visione di un Lucifero davvero impressionante, riempirti di meraviglia all’apparizione del Grifone e di Beatrice, che porta Dante in Paradiso e raccoglie la scena in quasi tutto il secondo atto.
Nell’insieme uno spettacolo avvolgente ed intenso, con solo qualche lieve perdonabile calo di tensione nel secondo atto, li dove la dinamica degli eventi è sacrificata ad una maggiore libertà esecutiva. Assolutamente da vedere.

www.ladivinacommediaopera.it

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Il cacciatore di aquiloni

 

Film di Marc Forster, esce nelle sale italiane il 28 marzo 2008. Con Khalid Abdalla, Homayoun Ershadi, Shaun Toub, Atossa Leoni, Saïd Taghmaoui, Zekiria Ebrahibi

Le trasposizioni cinematografiche dei grandi libri non sempre mantengono le aspettative dell’attesa e gli esempi sono tanti… dal Codice Da Vinci all’Amore ai tempi del colera. Ora arriva la prova del nove per Il cacciatore di aquiloni, il best seller di Khaled Hosseini tradotto cinematograficamente dalla regia di Marc Forster e dalla sceneggiatura di David Benioff. 

Il film, così come il libro, racconta la storia di amicizia e separazione di Amir, ragazzo afgano pashtun di Kabul, e Hassan, figlio del suo servo hazara. La storia si muove lungo trent’anni, dal periodo precedente all’invasione dei sovietici Afghanistan fino all’avvento dei Talebani, passando tra la violenza al piccolo Hassan da parte di coetanei pashtun a quelle subite da un intero popolo da parte di fanatici “religiosi”.
Proprio per queste atmosfere e soprattutto per la scena di stupro che costituisce il momento cardine della pellicola, i piccoli attori sono stati messi al sicuro per evitare persecuzioni. Il film non uscirà in Afghanistan, ma è probabile che dvd pirata arriveranno anche a Kabul.Qui il trailer

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QUANDO LA LINGUA EVOLVE

"I galli ruotavano con le Zundapp oppure con i tuboni Garelli, vestivano piumino Moncler, cintura El Charro, Ray-Ban neri e Timberland (o più precisamente: Timber) da boscaiolo. Le sfitinzie o squinzie, da grippare fuori dai locali per un sabato sera al cinema o in due, avevano dei fuseaux fluorescenti, capigliatura riccia monumentale (ma allora non si usava il casco) e maglioni con spalle imbottite. “Wild Boys” il loro inno nazionale, era cantato da Simon Le Bon e i Duran Duran, che Clizia Gurrado avrebbe voluto sposare tra l’odio generale delle sue coetanee. I loro nemici erano cinghiali, cinesi e spesso i sapiens… "

Lo slang è un gioco con le parole che tutte le generazioni hanno fatto: a legger su ci rituffiamo in pieni anni ’80. Sembrava che non ci potesse essere modo diverso di comunicare (e esistere) che si discostasse dallo slang paninaro. Ma anche lo slang cresce, s’evolve, s’ammanta di tecnologia e rispunta così tra sms, msn, email e inventa una nuova lingua.

Tutti ci danniamo col «T9», il software che velocizza la scrittura degli sms: non essendo dotato d’intelligenza propria, il  T9 si limita a scegliere il primo vocabolo inserito nel dizionario secondo un indice di frequenza nella lingua italiana. Al fine di privilegiare la velocità d’invio del messaggio, si va diffondendo l’abitudine di non sostituire il temine scelto automaticamente, ma di lasciano il compito (ingrato) di intuire la parola da sostituire al destinatario dell’sms. Più la parola è di uso comune, più il sostituto automatico si impone.

Così digo sta per figo, sua per pub, piano per siamo, paura per scusa.

L’Accademia della Crusca ha dedicato alla nuova tendenza una giornata di studio e sta per nascere il primo dizionario T9-inglese.

Al quale seguirà – c’è da scommetterci – il T9-italiano/italiano-T9.

(se v’è capitato di ricevere un sms particolarmente ingarbugliato, scrivetelo… ci facciamo una cultura linguistica…)

Ascolta:

 

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