Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell’avere a che fare con gli uomini.
Joseph Conrad
Credi intensamente a tutto ciò che vuoi.
Credi di poter vivere felicemente; credi di poter goderti la vita come vorresti; credi di poter cambiare il tuo destino; credi di poter migliorare la tua creatività; credi di poter inventare un mondo nuovo tutto per te; credi che le persone possano amarti onestamente; credi che il cielo possa donarti la luce che necessiti; credi che il mondo possa ricordarsi di te quando tu lo vuoi; credi che esiste un posto sulla terra dove puoi isolarti quando senti la necessità di sognare; credi che tutte le notti il tuo sogno diventi realtà; credi che il tuo amore possa gonfiare il cuore di gioia e orgoglio; credi che le tue opere possano aiutare le persone che ti chiedono un piccolo aiuto. Credici e tutto può avverarsi.
Credi che non bisognerebbe distrarsi mai dal nostro bisogno di essere felici…
Le Amores sono elegie che si strutturano in una sorta di romanzo amoroso, nel quale è cantata una donna, Corinna. Ma Corinna è uno pseudonimo (è il nome di una poetessa greca) forse di un personaggio puramente letterario, simbolo delle galanterie – e vanterie – amorose di Ovidio in una Roma splendida, smaliziata e gaudente. Corteggiamento, attese, vezzose ritrosie, conquiste mai definitive, ma legate al momento, a un cenno di compiacenza, ad un assenso finalmente ottenuto in una sequela di quadri, di scene di vita, che s’alternano a precetti d’amore, a casistiche varie, alle infinite situazioni che l’incontro di una donna può destare.
Irresistibile la "lezione" di seduzione:
«… soprattutto fa’ in modo che veda i doni mandati dal rivale:
se nessuno ti avrà fatto doni, dovrai cercarli nella Via Sacra.
Quando gli avrai sottratto molte cose, tuttavia perché non siano proprio tutti doni, chiedi tu stessa in prestito
qualcosa che non gli renderai mai.
La lingua ti sia di aiuto e sappia nascondere il tuo pensiero: blandiscilo e maltrattalo;
sotto il dolce del miele si possono celare crudeli veleni.»
(Ovidio, Amores, I. 8. 104)
Mai fidarsi delle apparenze e delle dolci fanciulle…
…Uno scrittore di poesia è informe, imperfetto come la realtà. Uno scrittore di poesie non è un poeta. Scinde la luce e la brucia nelle sue mani, descrive ogni singolo battito di cuore come se fosse l’unico. È fino alla pazzia ma non è nella pazzia, ha il sapore amaro della malinconia nelle sue labbra, ma è dolce nelle sue mani. Lo scrittore di poesia (non poeta), vive di sogni e li realizza, solo per dire ho altri sogni da mettevi dentro. Quando ama, ama l’anima e l’anima è per sempre. Non ha mai ragione, ha sempre torto, non saprebbe scrivere della ragione perché è un sentimento fine e se stesso, è quindi vittima per necessità. Quante contrastanti emozioni porta una sconfitta!! Lo scrittore di poesie, non è poeta, scrive solo per godere… scrive e basta. Il poeta legge ciò che scrive, lo scrittore di poesie pensa che non ne valga la pena, come non vale la pena trattenere il vento o la luce. Lo scrittore di poesie ha tanti amici che lo guardano come un cucciolo smarrito e lo accarezzano come si fa con uno scemo, ma in realtà è solo perché solo è il suo sentire. Non ha paura di morire, perché è già morto una o cento volte e le ricorda come fossero il futuro. Lo scrittore di poesie ride solo quando sa di poter piangere… respira se sa di poter annegare… mangia odio se sa di poterlo vomitare. Lo scrittore di poesie a volte si ferma, guarda ciò che ha scritto e dice: "io non sono un poeta". Solo per poter continuare a scrivere…
Non sono parole mie, le ho trovate in giro per il web. Ma mi rappresentano perfettamente. Perché questo io mi sento: uno scrittore non autobiografico di versi. Un trasfiguratore di immagini. Un cartografo di sensazioni…
Social Media