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Quando si dice la democrazia…

Ed io che ho sempre pensato che Wikipedia fosse se non proprio attendibilissima, almeno ragionevolmente democratica nel consentire l’espressione della propria conoscenza, mi son dovuta ricredere in maniera repentina e definitiva.

Tutto nasce da una semplice considerazione: se su Wikipedia esistono regole per cui una voce debba essere “enciclopedica”, bene, le regole si accettano.

Ma gli insulti no.

E poco importa che sia una MeemiWikiMachia, è il principio che conta…

Bibliografia:

Wikipedia Italia stai attenta

L’enciclopedia libera ma non troppo

Wikipedia Italia, maccheddavero?

Wikipedia vs Meemi: non permette la voce e offende i suoi utenti

Meemi, arrenditi, non vali una caccola

Wikipedia WTF2

Wikipedia accanita nei confronti di Meemi

Wikipedia – Meemi: marketing negativo e potenza della blogosfera

Il punto di vista di Meemi

Il punto di vista di Wikipedia

Il pensiero della rete
PS: se mi son scordata di qualcuno, avvertitemi…

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26 mag 2010
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La Calabria spiegata a Venditti a partire dal triangolo rettangolo

Perché Dio l’ha creata? Un conterraneo di Tommaso Campanella risponde al cantautore romano.

Se il Creatore (o creatore, fate voi) avesse potuto ascoltarne la preghiera con qualche migliaio di anni d’anticipo e non l’avesse creata, la Calabria, a quest’ora il pianista di piano bar e tutti gli altri trentatré reduci della Terza E del Giulio Cesare sarebbero rimasti lì a ricordare quando la Regina d’Inghilterra era Pelè. Di fronte a un triangolo rettangolo, però, l’Antonello e i suoi compagni avrebbero fatto scena muta, osservandolo, il triangolo rettangolo, con la stessa sorpresa del don Abbondio di fronte a una citazione su Carneade da Cirene: «Chi era costui?». L’avrebbero prima visto e poi guardato, ammirato e rimirato, senza sapere da che lato prenderlo, il triangolo rettangolo.

Che nel triangolo in questione la somma dei quadrati costruiti sui cateti equivale al quadrato costruito sull’ipotenusa è cosa nota, in fondo, grazie all’esistenza stessa della Calabria. Fu proprio in Calabria, Magna Grecia, dove Pitagora da Samo si trasferì per fondare la sua scuola, che l’omonimo teorema venne definitivamente messo a punto, diventando poi colonna portante della geometria mondiale, studiata financo nella Terza E del Giulio Cesare dell’anno scolastico 1965/66. Quella dell’Antonello che oggi si chiede e chiede al Creatore (o creatore, fate voi) perché esiste, la Calabria.

Per quanto possa sembrare paradossale, senza la Calabria le fondamenta del Diritto non sarebbero quelle che conosciamo. Zaleuco, uno dei primi legislatori del Creato (o creato) era di Locri. Terra di santi di prima fascia, come san Francesco da Paola, e di filosofi di prim’ordine, come Tommaso Campanella e Bernardino Telesio.

Anche in epoca contemporanea la Calabria vanta il rito del caffè servito con bicchiere d’acqua senza neanche chiederlo, mangiate da padreterno a quindici euro, una coscienza civica e un senso d’appartenenza alla Terra sviluppate ben oltre la media nazionale, le melanzane ripiene, il chilometro più bello d’Italia (così il pescarese D’Annunzio definì il lungomare di Reggio), il bergamotto, la peggior razza di juventini presente sul suolo nazionale (fondamentali per un trattato di antropologia sulla specie così come per le più belle litigate sul calcio), le processioni delle Madonne sul mare, i bar che ancora servono sia la China Martini che lo Stravecchio, l’Amaro del Capo, un aeroporto sull’acqua che per atterrarci serve un brevetto speciale (ancora Reggio Calabria), gli arancini del traghetto per la Sicilia, la montagna, il mare e la collina, tutti e tre insieme, come se lui, Creatore o creatore, avesse deciso di mettere in crisi i capitoli del vecchio sussidiario dedicati alla geografia.

Se non ci fosse stata la Calabria non ci sarebbe l’“Italia”, che si chiama così – anche se Venditti non lo sa – per via degli Itali, ch’erano gli antichi abitanti della regione. Hanno origini calabresi il capo della Cia, l’ex moglie del tennista Borg e l’attuale di Flavio Briatore, quelli che quest’estate hanno picchiato Fabrizio Corona (ricevendo in cambio l’olé nazionale), le attempate tette di Sabina Stilo e le giovani gambe di Miss Italia 2009. E in Calabria, come scrisse Rino Geatano trent’anni fa, si può camminare con quel contadino che forse fa la stessa tua strada, parlare dell’uva e parlare del vino, «che ancora è un lusso per lui che lo fa». E sempre in Calabria, prima dell’alba, è possibile assistere alle straordinarie urla dei banditori d’asta nelle cooperative di pescatori, roba che altrove ci farebbero dieci film e quaranta libri, mentre la Calabria li custodisce gelosamente per sé.

L’incauto Venditti, che ha rivolto la sua pessima domanda al Creatore/creatore ed è stato stanato dal democratico Youtube, s’è giustificato come il più fesso dei bambini colto dalla più ingenua delle mamme con tutte e due le proverbiali mani nell’altrettanto proverbiale marmellata. Dice che la sua era «una denuncia». Perché lui, insiste, ama «quella terra». Se fosse in cerca di materiali per denunce, il pianista di piano bar, sappia che la Calabria è tra i primi produttori del mondo. Una criminalità organizzata che ha soppiantato mafia e camorra, che soffoca l’economia locale, azzanna la politica onesta, attenta alle coscienze. E poi una crudeltà senza confini: come quella dei calabresi che vent’anni fa tennero un ragazzo di nome Carlo Celadon con una catena al collo per ventisette lunghissimi mesi; o di coloro che rinchiusero un bambino piemontese di nome Marco Fiora in un cunicolo di mezzo metro quadrato, costringendolo anche dopo la liberazione a lunghissimi anni di immobilità, fisica e psicologica. Oggi anche le vecchie Anonime hanno un nome o più nomi. Anche sulle ombre, in attesa di legge, ordine e giustizia, c’è un fascio di luce. Chi ama una terra ne denuncia impietosamente i mali, senza mai metterne in discussione l’esistenza. Come un buon genitore che, di fronte alla disgrazia del figlio malato, non si permetterebbe mai di chiedergli il perché della sua stessa nascita.di Tommaso Labate

Se il Creatore (o creatore, fate voi) avesse potuto ascoltarne la preghiera con qualche migliaio di anni d’anticipo e non l’avesse creata, la Calabria, a quest’ora il pianista di piano bar e tutti gli altri trentatré reduci della Terza E del Giulio Cesare sarebbero rimasti lì a ricordare quando la Regina d’Inghilterra era Pelè. Di fronte a un triangolo rettangolo, però, l’Antonello e i suoi compagni avrebbero fatto scena muta, osservandolo, il triangolo rettangolo, con la stessa sorpresa del don Abbondio di fronte a una citazione su Carneade da Cirene: «Chi era costui?». L’avrebbero prima visto e poi guardato, ammirato e rimirato, senza sapere da che lato prenderlo, il triangolo rettangolo.

Che nel triangolo in questione la somma dei quadrati costruiti sui cateti equivale al quadrato costruito sull’ipotenusa è cosa nota, in fondo, grazie all’esistenza stessa della Calabria. Fu proprio in Calabria, Magna Grecia, dove Pitagora da Samo si trasferì per fondare la sua scuola, che l’omonimo teorema venne definitivamente messo a punto, diventando poi colonna portante della geometria mondiale, studiata financo nella Terza E del Giulio Cesare dell’anno scolastico 1965/66. Quella dell’Antonello che oggi si chiede e chiede al Creatore (o creatore, fate voi) perché esiste, la Calabria.

Per quanto possa sembrare paradossale, senza la Calabria le fondamenta del Diritto non sarebbero quelle che conosciamo. Zaleuco, uno dei primi legislatori del Creato (o creato) era di Locri. Terra di santi di prima fascia, come san Francesco da Paola, e di filosofi di prim’ordine, come Tommaso Campanella e Bernardino Telesio.

Anche in epoca contemporanea la Calabria vanta il rito del caffè servito con bicchiere d’acqua senza neanche chiederlo, mangiate da padreterno a quindici euro, una coscienza civica e un senso d’appartenenza alla Terra sviluppate ben oltre la media nazionale, le melanzane ripiene, il chilometro più bello d’Italia (così il pescarese D’Annunzio definì il lungomare di Reggio), il bergamotto, la peggior razza di juventini presente sul suolo nazionale (fondamentali per un trattato di antropologia sulla specie così come per le più belle litigate sul calcio), le processioni delle Madonne sul mare, i bar che ancora servono sia la China Martini che lo Stravecchio, l’Amaro del Capo, un aeroporto sull’acqua che per atterrarci serve un brevetto speciale (ancora Reggio Calabria), gli arancini del traghetto per la Sicilia, la montagna, il mare e la collina, tutti e tre insieme, come se lui, Creatore o creatore, avesse deciso di mettere in crisi i capitoli del vecchio sussidiario dedicati alla geografia.

Se non ci fosse stata la Calabria non ci sarebbe l’“Italia”, che si chiama così – anche se Venditti non lo sa – per via degli Itali, ch’erano gli antichi abitanti della regione. Hanno origini calabresi il capo della Cia, l’ex moglie del tennista Borg e l’attuale di Flavio Briatore, quelli che quest’estate hanno picchiato Fabrizio Corona (ricevendo in cambio l’olé nazionale), le attempate tette di Sabina Stilo e le giovani gambe di Miss Italia 2009. E in Calabria, come scrisse Rino Geatano trent’anni fa, si può camminare con quel contadino che forse fa la stessa tua strada, parlare dell’uva e parlare del vino, «che ancora è un lusso per lui che lo fa». E sempre in Calabria, prima dell’alba, è possibile assistere alle straordinarie urla dei banditori d’asta nelle cooperative di pescatori, roba che altrove ci farebbero dieci film e quaranta libri, mentre la Calabria li custodisce gelosamente per sé.

L’incauto Venditti, che ha rivolto la sua pessima domanda al Creatore/creatore ed è stato stanato dal democratico Youtube, s’è giustificato come il più fesso dei bambini colto dalla più ingenua delle mamme con tutte e due le proverbiali mani nell’altrettanto proverbiale marmellata. Dice che la sua era «una denuncia». Perché lui, insiste, ama «quella terra». Se fosse in cerca di materiali per denunce, il pianista di piano bar, sappia che la Calabria è tra i primi produttori del mondo. Una criminalità organizzata che ha soppiantato mafia e camorra, che soffoca l’economia locale, azzanna la politica onesta, attenta alle coscienze. E poi una crudeltà senza confini: come quella dei calabresi che vent’anni fa tennero un ragazzo di nome Carlo Celadon con una catena al collo per ventisette lunghissimi mesi; o di coloro che rinchiusero un bambino piemontese di nome Marco Fiora in un cunicolo di mezzo metro quadrato, costringendolo anche dopo la liberazione a lunghissimi anni di immobilità, fisica e psicologica. Oggi anche le vecchie Anonime hanno un nome o più nomi. Anche sulle ombre, in attesa di legge, ordine e giustizia, c’è un fascio di luce. Chi ama una terra ne denuncia impietosamente i mali, senza mai metterne in discussione l’esistenza. Come un buon genitore che, di fronte alla disgrazia del figlio malato, non si permetterebbe mai di chiedergli il perché della sua stessa nascita.

Tommaso Labate

Il Riformista -  ©LaPresse : Antonello Venditti foto di repertorio

(non è mia abitudine il copia&incolla. ma questo copia&incolla è cosa buona e giusta….)

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09 ott 2009
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09.09.09

e dopo il primo gennaio 2001, il due febbraio 2002, il tre marzo 2003, il quattro aprile 2004, il cinque maggio 2005, il sei giugno 2006, il sette luglio 2007 e l’otto agosto 2008 ecco a voi il 9.9.9.

 

(adoro queste date)

 

:)

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09 set 2009
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Perche io valgo….

Come riportato da Cnn, dalla ricerca di Career Building è emerso che a guadagnare di più (oltre i 100 mila dollari all’anno) sono gli Scorpioni, i Leoni, i Toro e i Cancro. Mentre Acquario e Capricorno, con un reddito medio di 35 mila dollari all’anno, stanno in fondo alla classifica dei segni di successo. I più soddisfatti di quel che fanno sono Pesci, Capricorno e Sagittario, mentre gli scontenti per eccellenza sono Gemelli e Cancro. I più portati per ruoli di comando sono i Leone, adatti praticamente a impieghi di qualunque genere; i più «umani» ci sono i Pesci, cui si consiglia di lavorare nel campo della sanità e dell’assistenza sociale; i meno costanti sono (nemmeno a dirlo) i Gemelli, che necessitano di professioni mai noiose che consentano di reinventare il proprio impiego ogni giorno; tra i curiosi spiccano poi gli Scorpione, perfetti per il mondo dell’investigazione, la scienza e la politica. Nessuno consiglio, purtroppo, su come fare a trovare un lavoro sicuro…

Alessandra Carboni da Corriere.it

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21 ott 2008
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17 anni

Quanto vale la vita di un padre e una madre massacrati a colpi di spranga per entrare in possesso dell’eredità necessaria a fare la bella vita? 17 anni di galera. Perdonatemi se non ho null’altro da aggiungere… Tag Technorati: , , ,

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15 ott 2008