In origine era solo carta…. profumata magari, preziosa… in casi estremi segnata dalle lacrime di chi scriveva e sgualcita sempre dalle innumerevoli letture. Così per più di duemila anni… Negli ultimi anni anche sms ed e-mail, tecnologia al servizio delle emozioni. E in qualche modo il cerchio si chiude: come racconta Armando Petrucci in Scrivere lettere, le prime missive databili attorno al V secolo a.C. sono veri e propri "short message":
"Emelis, vieni più presto che puoi".
Passano i secoli e c’è spazio per Ugo Foscolo, che scrive ad Antonietta Fagnani Arese: "Preparami un migliaio di baci, ch’io verrò stasera a succhiarli dalla tua bocca celeste" e per un Aleardo Aleardi esasperato: "Bimba mia. Senti una cosa. Le tue lettere mi piacciono poco; c’è qualcosa di freddino, di ritenuto, di non so che gelido, che non mi va".
All’epistola d’amore in chiave contemporanea è dedicato In cinque lettere: amore, a cura di Joshua Knelman e Rosalind Porter, in cui quaranta scrittori di tutto il mondo si misurano con il genere per dimostrarne l’eternità. Anche perchè, come scrivono le due curatrici, "a differenza di una telefonata o di una conversazione, una lettera d’amore è una cosa: una cosa che esiste nel mondo (spesso per lunghissimo tempo) e che ha il potere di rievocare uno stato d’animo. È per questo che richiediamo indietro le lettere, le distruggiamo, impediamo a qualcuno di pubblicarle o di conservarle con cura".






















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