"I galli ruotavano con le Zundapp oppure con i tuboni Garelli, vestivano piumino Moncler, cintura El Charro, Ray-Ban neri e Timberland (o più precisamente: Timber) da boscaiolo. Le sfitinzie o squinzie, da grippare fuori dai locali per un sabato sera al cinema o in due, avevano dei fuseaux fluorescenti, capigliatura riccia monumentale (ma allora non si usava il casco) e maglioni con spalle imbottite. “Wild Boys” il loro inno nazionale, era cantato da Simon Le Bon e i Duran Duran, che Clizia Gurrado avrebbe voluto sposare tra l’odio generale delle sue coetanee. I loro nemici erano cinghiali, cinesi e spesso i sapiens… "
Lo slang è un gioco con le parole che tutte le generazioni hanno fatto: a legger su ci rituffiamo in pieni anni ’80. Sembrava che non ci potesse essere modo diverso di comunicare (e esistere) che si discostasse dallo slang paninaro. Ma anche lo slang cresce, s’evolve, s’ammanta di tecnologia e rispunta così tra sms, msn, email e inventa una nuova lingua.
Tutti ci danniamo col «T9», il software che velocizza la scrittura degli sms: non essendo dotato d’intelligenza propria, il T9 si limita a scegliere il primo vocabolo inserito nel dizionario secondo un indice di frequenza nella lingua italiana. Al fine di privilegiare la velocità d’invio del messaggio, si va diffondendo l’abitudine di non sostituire il temine scelto automaticamente, ma di lasciano il compito (ingrato) di intuire la parola da sostituire al destinatario dell’sms. Più la parola è di uso comune, più il sostituto automatico si impone.
Così digo sta per figo, sua per pub, piano per siamo, paura per scusa.
L’Accademia della Crusca ha dedicato alla nuova tendenza una giornata di studio e sta per nascere il primo dizionario T9-inglese.
Al quale seguirà – c’è da scommetterci – il T9-italiano/italiano-T9.
(se v’è capitato di ricevere un sms particolarmente ingarbugliato, scrivetelo… ci facciamo una cultura linguistica…)
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