Sei nel colore del mare,
nell’odore di ogni stelo di bergamotto,
in ogni foglia,
nel cadere della pioggia ai miei piedi.
Seppur fu tutto una bugia,
un inchiostro sprecato, parole lanciate con le mani raccolte,
lì posai un piede, un braccio e baciai la terra come fosse mia.
Ma non era la mia terra.
Oggi lacrime già spente prima di nascere.
E non hai bocca nei miei occhi.
E hai miseria.
E briciole umane.
Nella mente ti perdono,
stanca, m’allontano:
lontani fummo pure nelle ombre.
Regalàti, finalmente, ognuno alla propria solitudine.
Dovrei forse avere, dunque, nuove parole?
Nel sorbire di nuovo un pianto,
di nuovo una preghiera,
e sete senza acqua e fame senza fame.
Dove resteremo?
Oggi l’ispirazione ha vie contorte nella mia mente.
E non ci sei.
E s’abbandona ad altre vie,
ad altri giorni dove sezionare il pensiero.
E dove morire. Perché di morte non ce n’è una sola.
Nel tempo, che persiste e scuote,
lentamente, indietreggiamo.
Siamo fragili e stupefatti abbandoni.
Tutto rientra nella logica.
E’ la logica a non rientrare in noi.
Parole di sogno e di nebbia:
Non cercare la tua anima altrove, l’hai dimenticata qui.
Tra il chiarore della luna e tanta sottomessa pace.






















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